La nuova stagione

Oggi l’ho già ripetuto almeno tre volte – mi è stato fatto notare – che c’è brutto tempo. Affermazione che sottoscrivo per la quarta volta, guardando il cielo grigio dalla finestra del mio studio, con una felpa pesante addosso come un macigno. Che sia stata un’estate piena di impegni è fuori di ogni dubbio, sul “bella” avrei le mie riserve…come avrei le mie riserve sulla bellezza di questi cieli grigi con un’umidità che ti fa scricchiolare ogni articolazione, sul buio troppo presto, e i cani dei vicini che abbaiano ormai anche alle foglie.

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

Mai contraddire Ungaretti.

Domani serata letteraria, e se dovessi incontrare il solito scrittore psicopatico incazzato con il mondo, ormai conosco la strada del non ritorno. Avrò cura di me.

Preparatevi alla domanda del prossimo mese: che fai a Natale?

 

E anche la Champions è finita

Io tifavo per il Liverpool, in memoria di due vecchie querce – Rooney aka Shrek e il lungone Crouch…oltre normalmente a Cilla Black.

La partita è stata piuttosto noiosa, molte aspettative, il risultato è arrivato ma forse l’unico momento di entusiasmo generale è stata la Streaker di turno con il culo di fuori che è stato un bel vedere per pochi secondi.

Un rigore all’inizio del primo tempo di Salah, e proprio verso la fine una sferzata di vita di Origi all’87esimo.

Non a caso l’allenatore Klopp lo chiamano Normal One, un tipo normale che di questi tempi non si sa che cosa sia.

Dopo la mazzata Pochettino si dice ottimista, nel futuro ovviamente, al momento il Liver Bird festeggia alla grande, fiumi di alcol per tutti e a Madrid si sono sorbiti nenie interminabili di cori per due giorni.

Staremo a vedere cosa faranno gli azzurri ad Atene, ci sarà anche Quagliarella. Atena glaucopide sarà presente.

 

 

 

Il Nome della Rosa (‘a serie)

Devo dire che a NOI la prima puntata è piaciuta molto. Avevo visto nel secolo scorso il film con Sean James Bond Connery e mi aveva messo la stessa miseria addosso di un giorno di nebbia senza fine, cupissimo.

Ora non che lo scenario tra i ghiacci, maiali scuoiati nel sangue e la vita nel monastero benedettino offrano estasi infinite però l’atmosfera del libro – da come ricordo e a volte la memoria inganna – c’è. Pezzo forte finora Salvatore, nell’irriconoscibile Stefano Fresi.

Poi tutti a criticare Turturro, che vi ha fatto? Avete sentito Connery nell’originale? Non c’è paragone, e poi il paragone non andrebbe neanche fatto. A parte questo, Turturro con quegli occhi da cane bastonato trovo sia perfetto nella parte. E anche Adso. C’è anche l’Altro di Lost, Michael Emerson – che ha una faccia da cattivo stronzo – e io di stronzi me ne intendo.

Alla prossima

La rosa è una rosa una rosa una rosa

Per chi non avesse ancora letto Il Nome della Rosa, bestseller e longseller della Bompiani, di Umberto Eco, che noi giovani del 1980 abbiamo letto in illo tempore, la RAI ha già pronta una nuova fiction a Marzo. Il passato torna fra noi o forse non se n’è mai andato. All’epoca poi c’era stato un casino sul manoscritto ritrovato nel labirinto della Biblioteca che non poteva essere stato tradotto nel medioevo ma non voglio rovinare la “festa” a chi non l’avesse ancora letto o avesse voglia di rileggerlo.

Il metodo investigativo è sempre quello del buon vecchio Sherlock, deduttivo, che però qui si applica a ritroso nel MedioEvo. Chi prenderà il posto di Sean Connery che in inglese ha una esse impressssionante nel ruolo di Guglielmo da Baskerville?

E Padre Abelardo perché si era posto il problema degli universali? L’universale è sermo, significato, ciò che si può predicare per molti, prima delle cose, nelle cose e dopo le cose. Poi arriva il rasoio di Occam e fede e ragione vengono sezionati a parte.

 

 

L’assedio di Gennaio

Benvenuti nel 2019, non ho capito perché wordpress ha iniziato a mettere le scritte in fucsia, colore piuttosto stucchevole che a noi volatili piace poco.

Vi siete ripresi dalle feste natalizie? Finita la pacchia con doppia colazione con panettone e pandoro, spazzolati i torroni, e tutti i dolci della casa, si ritorna a un clima di austerità forzata, anche perché i danni delle abbuffate si sono già depositati sul punto vita, rotoli compresi.

I primi giorni di dieta forzata sono durissimi, lo stomaco brontola, e diciamo che una mela smorza la fame malinconicamente, vuoi mettere una fetta di focaccia soffice soffice che però equivale a centinaia di calorie?

E diciamolo anche camminare con la temperatura sotto zero invoglia poco. Qui c’è qualcuno che si aggira eroico con una racchetta stile nordic walking, un’eremita che si confonde nella nebbia. Ammirevole, anche per girare con quella attrezzatura da sci sull’asfalto ghiacciato. Poi ci sono i ciclisti  con quelle tute aderenti fluorescenti che sfrecciano in gruppo, mentre tu arranchi dopo qualche passo, alla salita all’angolo che costeggia il canale grigiastro. Intanto il gelo avanza, tempo di rileggere Gogol, cosa ci fa un naso in mezzo a un pezzo di pane fragrante? Presumo che “vecchia brenna arrembata” non sia un complimento.

 

 

 

 

 

 

 

Oh finalmente Natale

Per chi non l’avesse ancora capito io sono e rimango un’entusiasta del Natale, periodo UTILISSIMO per rilassarsi, viziarsi e non farsi trascinare in inutili feste dove tutti si annoiano ma ti invitano per dovere, e dopo sette ore in cucina, stai tre ore a mettere apposto i piatti perché in lavastoviglie ci sta un decimo delle pentole che ti tocca lavare a mano perché “tanto si fa prima”. Ma chi l’ha detto?

Non mi sembra una buona idea riciclare un musetto in un ripieno di tortellini (perché?) o un avanzo di panettone con delle creme pesanti come dei macigni. L’avete lasciato per un motivo, basta, non lo vuole nemmeno il gatto, fatevene un ragione e il vostro intestino vi ringrazierà. Anche il fegato.

Se non avete voglia di fare regali, non fateli. Semplice. E anche quei barbosissimi messaggi a catena, come quello che gira da anni, autore anonimo sul tempo.

Se per un inaspettato afflato mistico vi viene voglia di andare a Messa a mezzanotte, la predica non la ascolterete, però forse ci sarà qualche dettaglio che magari vi sorprenderà, compreso il presepe fuori scala.

Non riconoscere un parente dopo vent’anni è normale.

Panta Rei. Tutto scorre.

La musica mettetela voi..

To pelagò einai vathi

Il mare è profondo e l’amore è immenso. Questa è una canzone che ho conosciuto grazie a te che ora non puoi più leggermi. C’era già tutto, io la cantavo senza rendermi conto che in quella storia di bambino c’era la tua storia, con il Partenone sullo sfondo, avevi già pensato a tutto, anche al tuo ultimo abbraccio.